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La Storia
Il
coro nasce il 10 settembre 1959 per volontà di
una decina di amici con la passione per il
canto, che decidono di approfondire la loro
attività corale parrocchiale creando un coro
alpino all’interno del gruppo di Gallarate.
È il capogruppo degli Alpini di allora, Romolo
Monti, a tenere a battesimo il Coro Penna
Nera.
Da
quella data sino a oggi, la fedeltà al canto
alpino e popolare, proposto con una cifra
stilistica fortemente personale, ne ha fatto uno
di quei cori che in ogni esibizione riescono a
trasformare il generico impegno espressivo del
canto in uno spettacolo incomparabile d’arte
canora.
Queste
poche righe non possono certo raccontare
quarantacinque anni di coro, una storia mai
conclusa, che continua nelle generazioni, un
amore raccontato ma soprattutto vissuto, che ha
saputo fare tesoro di stagioni e momenti propizi
e di quelli difficili, che ha vinto il tempo che
mette alla prova, che matura e invecchia.
Tra
i passi più significativi della nostra storia è
impossibile dimenticare l’udienza privata
concessa nel giugno 1972 da Sua Santità Papa
Paolo VI, così come il ricevimento al Quirinale
da parte del Presidente della Repubblica
Giovanni Leone nel giugno 1974. Altrettanto
indimenticabili sono stati i giorni trascorsi al
festival internazionale Mondialfolk,
tenutosi a Montguyon (Bordeaux) nel 1994, al
quale il coro ha partecipato come unico
rappresentante dell’Italia.
Più
recentemente, motivo di grande soddisfazione
sono state l’udienza di Papa Giovanni Paolo II,
nel 1999, e il grande successo ottenuto nel 2005
alla 9a edizione del Festival Internazionale
di Canto Corale “Alta Pusteria”.
Alla
direzione del Coro si sono susseguiti Giancarlo
Bregagni (1959-1966), Alceste Castagna
(1966-1997) e Roberto Bacchini (1998-2002). Dal
2002 si trova sotto la guida del Maestro Michele
Paccagnella.
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DISCORSO DI PAOLO VI AL CORO «PENNA
NERA»
DELL'ASSOCIAZIONE NAZIONALE ALPINI DI
GALLARATE
Venerdì, 23 giugno 1972
Figli
carissimi,
Vi
ringraziamo di questo incontro,
sollecitato vivamente da voi, in
occasione della vostra partecipazione al
Festival dei canti della montagna, che
si è tenuto qui in Roma. Con quanta
affettuosa commozione noi vi accogliamo,
pur nelle forme ristrette che ci sono
consentite dalle molte occupazioni, non
ci è facile dire. Ma confidiamo che voi
saprete scorgere la pienezza dei
sentimenti che ci salgono in questo
momento dal cuore, anche nella
semplicità e nella brevità di questa
udienza.
Siamo
infatti felicissimi della vostra visita,
e ciò per vari motivi. Innanzitutto
perché siete di Gallarate. Con la vostra
presenza voi procurate al cuore del
vostro antico Arcivescovo la grata
emozione di ritrovarsi ancora in mezzo
ai figli della Chiesa Ambrosiana, alla
quale non possiamo fare a meno di
rivolgere continuamente i nostri
pensieri e il nostro affetto.
Inoltre
siete alpini, gente cioè generosa e
coraggiosa, rude e semplice, ma dal
cuore buono e dalla schietta e robusta
fede religiosa. Il vostro coro è venuto
in questi giorni a Roma per allietare la
popolazione della nostra città con le
sue esecuzioni piene di talento e di
vera bellezza. Desideriamo esprimervi il
nostro compiacimento per questa
manifestazione canora.
Ma ci
rallegriamo con voi anche perché sapete
impiegare le vostre doti musicali non
solo per la soddisfazione vostra e per
alimentare il vostro spirito di
solidarietà, ma altresì per portare un
raggio di letizia e un po’ di serenità
agli altri.
E allora, insieme alla
nostra parola di vivissima simpatia e
compiacimento, permetteteci di
aggiungere anche il nostro augurio: che
le vostre belle canzoni, ispirate alla
poesia delle vostre maestose e
misteriose montagne, continuino a
portare il loro messaggio di bellezza e
di serenità agli uomini, che ne hanno
tanto bisogno in un mondo così pieno di
grigiore, di indifferenza, di aridità.
Non si spengano mai sulle vostre labbra,
figli carissimi, questi canti; ma
soprattutto non si allontanino mai dalla
vostra vita la dirittura del senso
morale, lo spirito di sacrificio, la
pietà religiosa, la fedeltà al dovere:
doti, queste, proprie degli alpini, di
cui la società oggi ha più bisogno che
mai, e che voi, eredi delle gloriose
tradizioni religiose della Chiesa
Ambrosiana, vorrete far rifulgere con
sempre ‘maggiore impegno dopo questo
vostro incontro col Vicario di Cristo.
Vi conforti in questi
sentimenti e in questi propositi la
nostra Apostolica Benedizione, che vi
impartiamo di cuore, e che voi porterete
alle vostre famiglie, ai vostri compagni
di lavoro e a tutti i fedeli della città
di Gallarate. |
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